Il DNA è la banca in cui è depositata
l’informazione necessaria per codificare tutte le proteine. Questo è un po’
quello che tutti ci sentiamo ripetere quotidianamente e che è alla base di
un’espressione ormai comune: “E’ scritto nel suo DNA”. Tuttavia non tutti
pensano al fatto (e vale la pena sottolinearlo) che il significato del DNA viene appunto
dalle proteine. Sono le proteine che si prendono cura del DNA mantenendone
l’integrità e duplicandolo fedelmente. E sono le proteine che riconoscono
specifiche sequenze di DNA definendo cosi i promotori dei geni. Ad esempio una
proteina potrebbe legarsi al DNA ogni qual volta esiste la sequenza GATCGATC. Un’altra
potrebbe riconoscere e legare le sequenze TATA. Il legame di queste proteine
definisce le regioni che agiscono da promotore e in questo modo identificano la
regione di DNA che corrisponde ad un gene.
1-
Niente proteine niente geni. Il DNA contiene l’informazione per
codificare le proteine e le proteine danno un significato al DNA. Se il cerchio
si rompe non c’è modo per ricostruirlo. Prendete una molecola di DNA nuda. Non
sarà mai in grado di produrre nulla. E lo stesso vale per le proteine. Una
proteina pura potrà fare una certa attività per cui è stata costruita. Ma
nient’altro. Questo solleva un problema filosofico: in che modo il cerchio
DNA-Proteina-DNA si è stabilito? Vedremo che la terza molecola di cui ci
occuperemo – RNA – ci aiuterà a dare una risposta. Rimane comunque difficile
capire in che modo la complessità della vita come la vediamo oggi abbia potuto
evolvere.
2- Circuiti. Per identificare un gene c’è bisogno di una proteina
che leghi il promotore. In realtà ci sono più proteine che contemporaneamente
legano e attivano un promotore ma per semplicità facciamo finta che si possa
lavorare con una sola proteina per promotore. Se ogni promotore venisse
riconosciuto da una proteina differente non sarebbe possibile avere ottenere
nulla di utile per la cellula. Facciamo un esempio molto semplice. La proteina
A riconosce il promotore del gene B. E’ ovvio che ci vuole un gene A per
codificare la proteina A. Ma il gene A per essere attivo ha bisogno di una
proteina che riconosca il suo promotore. Ad esempio la proteina B. Potremmo
introdurre una serie di geni e proteine intermedi ma vista la premessa (ogni
promotore viene legato da una proteina differente) questo sarebbe solo e
semplicemente un cerchio che non produce niente.

3-
Regolazione. Se in una cellula manca la proteina che riconosce un
certo promotore il gene non viene visto e risulta inattivo. Questo è il
meccanismo tramite il quale si può regolare l’espressione dei geni in modo
differente a seconda delle condizioni di crescita. E’ infatti evidente che
risulterebbe uno spreco incredibile se non dannoso esprimere sempre tutti i
geni. Prendiamo un batterio che cresce in un terreno ricco di glucosio (uno
zucchero). Sarebbe inutile tenere attivi i geni che digeriscono il lattosio (un
altro zucchero) se questo non è presente. Fare proteine, infatti, costa molta
energia. Meglio farle quando c’è bisogno. Prendiamo un sistema più complesso:
l’uomo. Noi siamo fatti da 1013 cellule. Alcune compongono i
muscoli, altri il sistema nervoso altre la pelle e così via. E’ ovvio che far
esprimere le proteine del muscolo anche alle cellule nervose e viceversa
sarebbe non solo inutile ma dannoso. Così la proteina che regola i geni che
codificano le proteine delle cellule nervose è presente solo nelle cellule
nervose e non in quelle muscolari.
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